DIRITTI A TAVOLA – Il cioccolato non può essere definito puro

Il 25 Novembre 2010 la Corte di Giustizia UE (C-47/09), su ricorso della Commissione europea, condanna la Repubblica Italiana per violazione della Direttiva CE 36/2000, relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all’alimentazione umana, e della Direttiva 13/2000 in materia di etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari. In Italia infatti il D. lgs. 12 giugno 2003, n. 178, ammetteva sulle etichette la dicitura “cioccolato puro” qualora l’unico grasso utilizzato fosse stato il burro di cacao. La Corte di giustizia però ha sottolineato che l’utilizzo entro il 5% del prodotto finito di altri grassi vegetali diversi dal burro di cacao (elencati nell’Allegato della stessa Direttiva) non comporta una modifica sostanziale e qualitativa del prodotto per cui risulta ingiustificata, insufficiente e addirittura fuorviante per il consumatore una denominazione differente (la dicotomia cioccolato puro e cioccolato fa infatti sembrare che la seconda dicitura abbia una connotazione negativa ed indichi un prodotto “impuro”). Secondo la Corte di Giustizia dunque, per garantire al consumatore un’informazione corretta e imparziale, sarebbe sufficiente riportare sull’etichetta una indicazione “neutra e obiettiva” che informi il consumatore circa l’assenza di grassi vegetali diversi dal burro di cacao. Ciò è quanto stabilito dalla Direttiva violata la quale fissa delle denominazioni comuni per l’etichettatura di questi prodotti, denominazioni che devono essere utilizzate pedissequamente da ogni stato membro proprio per garantire un’informazione chiara e per permettere, grazie a tale uniformazione, la libera circolazione dei prodotti all’interno della Comunità.

Terminando trovo utile sottolineare, per non far preoccupare i lettori, che l’utilizzo di grassi vegetali differenti dal burro di cacao è comunque rigorosamente regolamentato essendo limitato a sole sei sostanze elencate in modo tassativo (olio di palma, burro d’illipé, grasso e stearina di Shorea robusta, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango) e alla quantità del 5% del prodotto finito.

Francesca Vittozzi