CHICCHE D’ITALIA – Il vino italiano e’ il piu’ amato nel mondo

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Bacco parla la lingua del Bel Paese urbi et orbi. A dirlo sono i numeri che vedono l’export cresciuto l’anno passato oltre i 5 miliardi di euro e aumentato nel primo semestre del 2016 di un +4,5% in volume e di un +7,9% in valore.  Dati importanti emersi dal rapporto annuale di Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini Italiani) che fanno il paio con una produzione da guinness mondiale attestatasi, con l’ultima vendemmia, sui 48,5 milioni di ettolitri (fonte MIPAAF, Ismea, UIV).

A ciò va aggiunta una crescita dei vini a Denominazione di Origine del 5% in volume e dell’8% in valore, cosa che dimostra quanto il vino italiano veda fortemente confermata la sua fortuna oltreconfine – specie nei mercati storici come USA, Regno Unito e Germania, con solide posizioni in Francia, Canada, Australia e Messico – cui fa eco un notevole sviluppo in Oriente, Cina e Corea in primis.

Motivo non solo di orgoglio ma anche di sopravvivenza del comparto vitivinicolo nazionale, considerato che le cose in patria vanno ben diversamente. Infatti, i consumi interni pro capite continuano a calare, mentre l’80% delle etichette nazionali volano verso altri Paesi. Di certo un’iniezione di fiducia per il Made in Italy, che richiede però anche una maggiore vigilanza sulla qualità oltre che sul versante delle contraffazioni.

“Siamo stati promotori, insieme alle altre organizzazioni della filiera – ha spiegato Ricci Curbastro, Presidente di Federdoc – di moltissime azioni atte a proteggere le DO italiane: basti ricordare un risultato come la modifica della proposta che liberalizzava l’uso delle varietà (un danno gravissimo all’intero sistema delle Indicazioni Geografiche), ma anche il ruolo fondamentale svolto nella delicatissima questione dell’attribuzione dei domini “.wine” e “.vin” (vero pericolo per il web, potenzialmente una giungla enologica oltre che ghiotto  terreno per gli approfittatori della fama delle DO più note, imitate nel nome con grave danno sia per i produttori che per i consumatori)”.

Molte, dunque, le sfide vinte da Federdoc, che non abbassa di certo la guardia per poter affrontare ancora con forza le tante altre da venire.

Clara Ippolito

 

 

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