RISTORANTI – BRUSCO, lo strabuono

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Ricetta per un successo annunciato. Pochi ma buoni i tre ingredienti di base: un’architetta (no, non ho sbagliato, si dice proprio così, secondo l’Accademia della Crusca), un ingegnere e uno chef. E poi tanto buon pane casereccio, condimenti a gogò e una location in Vicolo del Cinque (22/A), nel cuore di Trastevere. Garantito il risultato goloso di un posticino che offre un menu di sole bruschette, cult di origine laziale e fulcro di un nuovo format capitolino di Street Food.

A mettere su Brusco sono stati tre giovani: Valeria Bortolan, creatrice dell’atmosfera architettonica e del brand, Stefano Bugoni, ideatore del progetto nonché responsabile della gestione, e Alessandro Bursi, lo chef che crea capolavori di pane “bruscato” insaporito variamente secondo le più buone ricette della tradizione italiana.

Compagni di lavoro e amici nella vita, il trio ha anche saputo infarcire l’idea della bruschetteria con una buona dose di passione, mettendo in luce un cibo di recupero che da sempre serve a riciclare il pane meno fresco. Insomma, non solo hanno reso la bruschetta un emblema del gusto, ma l’hanno anche trasformata in un modello facilmente replicabile, che può diventare una catena di qualità e freschezza prêt à manger.

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Basta assaggiarne qualcuna per rendersene conto: ma attenzione che non è cosa da schifiltosi, da gente inorridita al pensiero di dover ungersi le dita, perché la bruschetta si mangia rigorosamente con le mani. E da Brusco, lo Strabuono, ce n’è veramente per tutti i palati: a quelli strong, per esempio, è dedicata la “Bismark” (con salsiccia, uovo al tegamino, cipolle caramellate), la “Cacciatora” (con omonimo pollo e pancetta croccante), la “Campagnola” (a base di cicoria, patate, salsiccia e provola), ma anche la “Stoccata” (baccalà in umido, olive, patate e pinoli) o la “Brutale” (‘nduja, peperoni e provola). Sapori che ci vanno giù forte, diversi dalla sperimentale “Norma” che, al posto della ricotta (prevista nella ricetta dell’omonima, celebre pasta) ha la panna o dalla “Strabuona” arricchita con mascarpone, pancetta e patate saltate in padella; per i gusti più snob, invece, c’è la “Sciccheria” condita con pomodorini confit e burrata.

Una serie di tipologie non proprio da vegani che, comunque qui, pure loro, è il caso di dirlo, trovano pane per i loro denti nella versione “Ratatouille” (verdure julienne saltate), nella “Cacio e pepe” e nella “Fuori Norma” (a base di melanzane alla Norma, appunto); pensata per gli appassionati di dolci, infine, l’irrinunciabile bruschetta con la Nutella o con “Crema e pinoli”, degna conclusione della ventina di proposte del locale.

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Alla fine della fiera da Brusco il mantra è sempre lo stesso: fresco, espresso e strabuono, tre aggettivi che descrivono un posto da non mancare dove, o voi che entrate, non perderete mai la speranza di trovare una bruschetta come dio comanda, ben tostata, croccante fuori e fragrante dentro, con sopra un mondo di delizie. Che, volendo, vi portano pure a casa.

http://www.bruscofood.com

Clara Ippolito

 

 

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