DELIZIE DIFFERENTI – L’apicultura, un mondo da salvare

Le api ce l’hanno fatto capire tante volte che così non va, che il nostro pianeta è sempre più compromesso: a dimostrarlo già in passato il terribile 2008, anno in cui pagarono il

nostro conto aperto con l’ambiente a caro prezzo. Un danno annunciato quanto mai ignorato, che ha portato dritto a un 2016 ancor più brutto per gli apicoltori italiani e non solo.

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Ma, si sa che, purtroppo, non c’è mai fine al peggio, come dimostrano i dati forniti dalla Conapi, il Consorzio Nazionale Apicoltori (arrivato a oggi a contare 600 associati riuniti sotto lo storico brand Mielizia), che riferisce di 400 tonnellate in meno solo di miele di acacia, con una drastica diminuzione di tutto il raccolto delle altre varietà. Le cause? L’apicidio e lo spopolamento, questa la triste realtà attuale, le cui ragioni sono attribuibili alla cattiva stagione ma, soprattutto, al massiccio e sconsiderato uso di pesticidi in agricoltura nel Bel Paese e in Europa, compresi i Paesi dell’Est da sempre grandi produttori di miele.

E i numeri parlano chiaro: il solo miele di acacia bio è passato dalle 437 tonnellate prodotte nel 2015 alle 184 tonnellate del 2016, mentre quello convenzionale è precipitato da 266 a 91 tonnellate; per non dire del miele di agrumi sceso da 54 a 35 tonnellate per la produzione bio e da 174 a 148 tonnellate per quella tradizionale. Dati sconcertanti, considerato il progressivo aumento degli alveari messi a produzione e una base sociale di apicoltori che rimane praticamente intatta.

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A tenere sotto controllo il fenomeno, in ogni caso, è la Rete Nazionale di Monitoraggio Apistico, nata prima con il progetto “Apenet” (2009-2010) e poi con il progetto “Beenet” (2011-2014), che raccoglie ancora oggi informazioni sullo stato di salute delle famiglie di api e sulla situazione ambientale. Di fondamentale importanza in un simile frangente è, perciò, far conoscere ai consumatori e alle autorità competenti una crisi che travolge l’economica del settore oltre che l’equilibrio dell’eco-sistema; per questo motivo il Consorzio Nazionale Apicoltori ha indetto di recente un incontro presieduto dal suo Presidente Diego Pagani, affiancato da Giancarlo Naldi, capo dell’Osservatorio Nazionale Miele, e dall’On. Andrea Olivero, Vice-ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con delega all’apicoltura.

Naturalmente, a preoccupare molto sono il crollo della produzione dei mieli nostrani (tra i migliori e più vari al mondo), nonché i conseguenti innalzamenti dei prezzi con l’aumentato rischio di sofisticazioni e contraffazioni che andrà, manco a dirlo, a scapito dei consumatori; i quali potrebbero trovarsi non solo a comprare miele non italiano spacciato per tale, ma anche a pagarlo a un prezzo non equo. Necessario, dunque, è ancora una volta tenere d’occhio l’etichetta, che deve riportare la certificazione (anche bio) e il codice QR, garanzia di tracciabilità e qualità.

Un valido aiuto per chi ama il miele italiano (in Italia se ne consumano circa 400 grammi pro capite, con un trend sempre in aumento) può essere di sicuro anche la guida Tre Gocce d’oro 2016, appena uscita e disponibile sul sito guida.informamiele.it. Uno strumento più che mia utile sia per educare il gusto sia per orientare i consumatori, ai quali presto verrà dedicata un’apposita App.

Clara Ippolito

 

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