RISTORANTI – Al FUOCO 26 tra storia e sapori d’Abruzzo

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Non immaginate spettacoli pirotecnici, né falò accesi sulla spiaggia, perché niente di tutto ciò ha ispirato il nome di quest’osteria di campagna circondata dai rigogliosi vigneti di Casalbordino.

Un felice angolo dell’Abruzzo Citeriore, in provincia di Chieti, dove un tempo con la parola “fuochi” si identificavano le famiglie del luogo, che assicuravano alla Corte Regia una rendita fissata in 52 grani l’anno.

Censiti e numerati per volere di Alfonso d’Aragona nel 1443, sono un pezzo di storia demografica abruzzese legata al Regno di Napoli, di cui fa parte anche il Fuoco 26, uno dei 71 presenti ancora sul territorio nel ‘500, dal 2010 trasformato in un luogo delle delizie da Sergio Presenza e Amalia Sallese.

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Imprinting familiare e formazione professionale lui (che ha frequentato l’Istituto alberghiero), grande intraprendenza e gentilezza lei: passione e professionalità unite nella vita come nel lavoro, mix che ha fatto rinascere un sito storico dove ci si sente subito a casa.

Perché qui il primo comandamento è far trovare le persone a proprio agio, mentre il secondo impone di onorare il sapore in tutto e per tutto; precetti perfettamente osservati grazie a un ambiente molto curato ma informale, come si addice a una dimora di campagna, e a una tavola la cui musica suona davvero forte.

La tradizione e il territorio, manco a dirlo, sono presenti in pompa magna: a cominciare dagli antipasti a base di salumi e formaggi locali (ventricina, ricottine e pecorino), passando per delle superbe pallotte cac’e ova, ghiotte polpette a base di pane raffermo e uova, un cult della cucina agro-pastorale abruzzese; rituali come le sagne home made con verdure di stagione e i tipicissimi maccheroni alla chitarra.

Del resto Sergio ha il culto del cibo e della materia prima da sempre, cercata personalmente ogAl FUOCO 26 tra storia e sapori d’Abruzzo_3ni giorno al mercato – luogo da cui dipende totalmente il menu – ma anche dai fornitori di fiducia: come, per esemAl FUOCO 26 tra storia e sapori d’Abruzzo_6pio, nel caso della carne, per lui un capitolo a parte, specie da quando ha ampliato le proposte gastronomiche con un barbecue che assomiglia tanto a un’ara sacrificale. Sorta di Vulcano della brace, vi fa cuocere a puntino il fegatazzo, un insaccato a base di fegato, cuore e polmone di maiale, tagliati al coltello con l’aggiunta di guanciale, spicchi d’aglio e bucce d’arancia.

Specialità abruzzese inserita tra i Prodotti Alimentari Tradizionali (Pat), se ne trova una versione secca e una fresca, come quella presentata da Sergio su un semplice tagliere di legno: spoglia nella sua essenzialità e incoronata solo da foglie d’alloro, è poesia allo stato puro.

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Ma niente paura, perché per chi non ama il genere rustico, in carta c’è una selezione bovina di altissimo livello che va dal Black Angus al Kobe fino all’Ocean beef, carni prelibate fornite da importanti allevatori nazionali, esaltate di solito da contorni di verdure e ortaggi di stagione. Un vasto repertorio culinario quello di Fuoco 26 che, di recente, da quando è subentrata ai fornelli la giovane Elisabetta – passione da vendere tal quale il padre – si è ampliato con un certain regard verso l’innovazione.

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A dimostrarlo piatti come le Linguine su fonduta di pecorino con fave e i Ravioloni di ricotta di bufala con pachino e scaglie di Grana.Il tutto è sempre condito dalla squisita affabilità dei padroni di casa, abruzzesi accoglienti e premurosi, gente che sembra di conoscere da sempre. E che non manca di deliziare il fine pasto con il “gelato di crema”, un dolce cosiddetto per la forma della morbida pasta che avvolge, come in un abbraccio, la crema fatta in casa.Una delizia indimenticabile che capire non può, chi non la prova.

http://www.fuoco26.it

Clara Ippolito

 

 

 

 

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