VINI E DISTILLATI – Le Ésche – Taurasi DOCG 2008 – Vinicola Cardinale

Le Ésche - Taurasi DOCG 2008 - Vinicola CardinaleDice che il nonno era un bell’uomo e veniva dal mare. Stava in America e lavorava sulle navi quando conobbe Marianna, proprietaria di vigne nella zona di Taurasi. Fu così che Michele Zullo per amore si trovò a fare il contadino: non più onde da affrontare, ma vigne da zappare e la fatica di imparare a vedersela con la terra, con le viti, l’uva, il vino.

Una bella storia enologica che, cominciata nel lontano 1919, sta per celebrare il suo centenario: sempre lì, in Contrada Piana, a Taurasi, uno dei tanti paesini della provincia di Avellino, all’inizio del secolo scorso ancora un angolo sconosciuto di Campania diventato poi famoso.

Un’eredità raccolta dal figlio Alessandro, detto Narduccio (cui è intitolato l’Irpinia Aglianico Doc), quindi dal nipote Enzo che, con sua moglie Alessandra Cardinale, hanno portato avanti una realtà antica, oggi composta da diversi vigneti, vecchi anche di oltre settant’anni. Una coppia di viticultori convinti del valore della tradizione, della semplicità e della forza della propria terra, dimostrata dalle cinque etichette prodotte, tre rossi da Aglianico (uno dei quali Riserva), un bianco Docg ottenuto da uve Fiano, Le Cave, e un rosé, il Rosale.

Persone attentissime a chi beve i loro vini, “perché è la gente che ci dà la misura del nostro impegno e del nostro credo vinicolo, lontano dalle mode e concentrato sulla vera essenza dell’Irpinia”, come afferma Enzo.

Intento perfettamente percepibile nel bicchiere, dove Le Ésche 2008 Docg si mostra di un rosso profondo, odoroso di more e marmellata di visciole, con qualche accenno di spezie dolci (tipo vaniglia), non senza un’ombra di erbe balsamiche. Figlio di soli grappoli di Aglianico, nati in vigne vecchie di molti lustri (con qualche ceppo quasi centenario ancora fruttifero) fermenta a temperatura controllata per tre settimane, per poi passare tre anni in botti di vario taglio e legni diversi (di rovere sloveno, francese e spagnolo), riposando alla fine minimo sei mesi in bottiglia.

In bocca è asciutto e pienamente corposo, con dei tannini equilibrati che fanno il paio con una bella acidità.

Io lo vedo suonare come il Libertango di Astor Piazzolla su un bel piatto di fusilli conditi col sugo di braciole (leggasi involtini di maiale) e un’abbondante grattugiata di ricotta salata di pecora; oppure con una fetta di caciocavallo semi-stagionato arrostito sulla brace. In enoteca oscilla tra i 25 e i 30 euro.

Clara Ippolito

 

 

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